Chi è il counselor

Il counselor è il professionista dell’ascolto che sa leggere oltre la parola, oltre la superficiale apparenza, oltre i silenzi e le pause.
Il counselor sente che in quell’oltre si celano infinite possibilità di senso che chiedono, attendono di essere svelate probabilmente perché nessuno si è mai prestato con autentica attenzione o perché considerate vergognose dalla persona, oppure perché il dolore contenuto è davvero troppo da essere sostenuto in solitudine e allora si sceglie di negarlo.
L’ascolto autentico è un ascolto particolare. E’ un ascolto empatico, non giudicante, comprensivo in un setting caldo, pacato, contenitivo. Un luogo fisico e psichico pronto ad accogliere e raccogliere le narrazioni che abiteranno il tempo dell’incontro. Ed è proprio nelle narrazioni, quali fili di parole che portano a rinvii di affetti traumatici e di ferite emotive, che accade il lavoro psicologico.

Cosa si intende per lavoro psicologico?

Verbalizzare, cioè dare voce al proprio dolore, all’angoscia, al turbamento, alla confusione, alla tristezza, alla colpa e alla vergogna è molto importante. L’atto di dire, di mettere fuori da sé la sofferenza, se accolta da un professionista dell’ascolto, diventa una straordinaria opportunità di analisi e di riflessione. Il cambiamento inizia da qui, per poi procedere arricchendosi di altri significati, indispensabili ingredienti per giungere ad una vera elaborazione.
Fare lavoro psicologico significa anche ricostruire. La persona che soffre si sente per certi aspetti spezzata, frammentata, bloccata, rotta. Attraverso l’elaborazione avviene una vera e propria ristrutturazione della parte ferita che andrà successivamente integrata con tutte le altre.
A questo punto l’interlocutore potrà continuare la propria esistenza consapevole di aver raggiunto una profonda conoscenza di sé e sentendosi liberato dal fardello che lo aveva portato a chiedere aiuto.

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